mercoledì, dicembre 16, 2009

Il ritorno da Esteban


Arrivare da Esteban vuol dire avere il fiato grosso.
Sosto alla fine della lunga erta e prima di percorrere l'ultimo tratto in falsopiano respiro a pieni polmoni l’aria fredda e pulita.
Quanto tempo!
Quanto tempo è trascorso.
Dentro di me si intrecciano pensieri veloci come saette nel primo temporale estivo.
Quando i nostri sguardi s’incrociano e il volto si apre a un sorriso , l’abbraccio prolungato scioglie lacrime calde e liberatorie.
Rimaniamo cosi per un’istante infinito.
Entriamo al caldo.
Un allegro fuoco mi attende e un liquore d’erbe.
Il tempo passa veloce e come un torrente in piena ci liberiamo del nostro recente passato .
Si alternano momenti di tristezza a momenti di allegria.
Sai amico, più ripenso alla tua scelta di vita e più credo che tu abbia fatto bene.
Riconosco in te la saggezza che col trascorrere degli anni ha affinato la tua anima e la rende unica ai miei occhi.
Io sono invischiato nella melma dell’incedere quotidiano, schiacciato dagli eventi esterni che si susseguono e rendono infelice me e innumerevoli persone.
Gli errori del passato non hanno insegnato nulla.
Il lavoro non c’è per tutti, il divario tra i poveri e i ricchi aumenta e con esso aumentano le tensioni sociali.
La maggior parte dei giovani vive in un limbo, estranei e smarriti, precari a vita.
Il futuro non ha orizzonti azzurri.
Esteban mi ascolta con interesse, comprende il mio smarrimento.
Per me amico caro la vita deve essere un’altra cosa.
La vita è il vivere in simbiosi con le stagioni, distinguere il canto di un pettirosso da un lucherino, capire se il vento è di tramontana o di maestrale , nel riconoscere il retrogusto dell’erba mentre mangi un pezzo di formaggio.
La vita è questa, il resto ce lo racconta la storia dell’uomo , una guerra infinita fra diversi poteri e solo sullo sfondo compaiono i milioni di esseri umani che hanno un solo ruolo da recitare :
il burattino.
E’ tardi,abbiamo cenato , parlato, ricordato, abbiamo anche riso con il cuore.
Andiamo a dormire, qui le notti sono gelide e silenziose, un silenzio unico e impossibile da descrivere.
Chiudo gli occhi e lentamente sogno.

lunedì, novembre 02, 2009

SI... tanto tempo...


Roba da matti!
Cosi sbuffa Eugenio nel leggere il giornale.
Mi guarda tristemente.
Un amaro sorriso
Una smorfia di disgusto.
Ma che mondo è questo?
La foto di un ragazzo dal volto tumefatto sul tavolo di un obitorio.
Sai come finirà questa storia?
Come tutte le altre, lasceranno passare tanto tempo ,
si tanto tempo,
borbotta Eugenio.
Esami, inchieste, interrogatori, analisi controanalisi .
Addirittura daranno la colpa a lui!
Poliziotti e guardie carcerarie, si credono in diritto di far ciò che vogliono.
Pasolini diceva che sono loro i veri proletari, sarà anche vero, ma io ho un'idea diversa del proletariato e dei loro figli.
Sai io me ne vado da questa Italia, me ne vado.
Dai Eugenio
, rispondo io riempiendogli un'altro calice, questa volta non sarà cosi,
non può essere come sempre.
Ci sono persone oneste, sincere, che hanno ancora una coscienza,
vedrai la verità salterà fuori .
Mi guarda , sorseggia, ma non è convinto.
Fuori la vien giù di brutto.
Pioggia fredda e sottile, è già buio.
Oggi non ho combinato nulla , son qui al bar con Eugenio.
Riguardo quella foto, restiamo in silenzio
e questa pioggia fina che sembra voler entrare anche qui fregandosene dei vetri.

venerdì, settembre 25, 2009

Cielo tra palazzi


Ho traslocato.
La nuova casa è come la sognavo.
La nuova casa ha persino il bagno.
Di muffa poche tracce.
Le porte cigolano e mancano alcune maniglie.
Tra le tante cose porto anche la mia anima.
La porto all’ultimo piano di questo palazzo fine anni 50
dalle inferriate arruginite e le piastrelle grecate.
Sul davanzale un vaso con una piantina grassa dimenticato dal vecchio inquilino.
Accendo la radio, c’è il radiogiornale polacco.
Lo sguardo cade su uno scarafaggio che percorre veloce il bordo del lavandino dal rubinetto gocciolante.
Appendo il calendario all’ingresso ,
appallottolo i mesi trascorsi
e li getto nel cestino.
Fuori lo sferragliare del treno e il rumore di un’aereo che atterra.
Mi affaccio alla finestra e alzo gli occhi.
Dallo spicchio di cielo visibile tra i palazzi non vedo rondini.

sabato, settembre 05, 2009

La strada

Trasporto silenzi,
mi guardo intorno,
la strada che ho percorso non è giusta.
Si, ci sono stagni e zanzare,
odore di marcio.
Si, la strada è sbagliata.
Mi chiedo come sia possibile.
Dove sono le arance profumate,
i mughetti,
i sorrisi
gli sguardi colmi di desiderio.
Dove sono le foglie del bosco,
il sorriso nel primo albeggiare,
i monti,
il fiume impetuoso,
la neve silente.
Dove sono le orme nel fango,
i malli che ti tingono le dita
Dov'è il fuoco del camino che ti riscalda i piedi.
Dove è Rossana,
il suo bicchiere di Porto.
Questa strada non è la mia strada.

venerdì, agosto 28, 2009

Al bar


Eh..si.. non ci no più le stagioni di una volta.
Lucia, la barista del bar Jolly sospira mentre abbassa la leva del caffè..
Con i gomiti appoggiati sul bancone sorrido..
Alle mie spalle un’avventore interviene :
ma è l’inquinamento.. il protocollo di Kioto non è stato rispettato dall’Italia!
Ma che Kioto e Kioto, ribatte Lucia mentre posa la tazzina ,è l’inceneritore che rilascia le polveri sottili e ci ammorba il sangue…
Sorseggio il caffè..
L’avventore : e che mi dite delle auto? I loro gas mica scherzano!
E poi adesso tutti mettono il condizionatore e tutta l’aria calda la buttano all’esterno..
Si in effetti non siam messi molto bene..rispondo
E’ un bel casino…
Mi siedo ad un tavolino e sfoglio distrattamente il giornale locale..
Lucia: mia madre è stata ricoverata in ospedale..ha avuto un malore per questo caldo…gli anziani sono i primi a risentirne..
Entra un ragazzino, chiede un ghiacciolo…
Distrattamente sfoglio il giornale.

venerdì, agosto 21, 2009

Disfunzione .


Ogni abisso ha il suo fondo
Con questa frase nel cervello
trascorro questi giorni da frullatore.
Lievito, evito, consiglio..
dico: tutto bene, tutto bene..
a chi mi chiede :come va?
Non mi fido di nessuno
Nemmeno del postino.
Arriva con la sua vespa e il giubbotto giallo e mi suona.
Poi tac..infila bollette .
L’altro giorno pure una cartolina.
La vecchia e cara cartolina.
Una specie di spiaggia e dietro : cari saluti da Gatteo Mare.
Il pane costa caro dal mio fornaio e cosi me lo faccio da solo.
Mi taglio le mie fette quando voglio e rimane buono per un bel po’.
Enrico, un mio vicino di casa, mi dice tartagliando che va a mangiare in pizzeria, ha litigato con la sorella e lei non gli porta più da mangiare.
Ha sempre la stessa maglietta a righe gialle e rosse.
Son tornati in parecchi oggi.
Auto impolverata , puzza di sudore abbronzatura e ciabatte.
Che caldo, si che caldo .
Almeno al mare si faceva un bagno!
e ci si rinfrescava! Ah si Vero.Qui come va?
Bene , bene, rispondo.
Ogni abisso ha il suo fondo , ripeto tra me e me.
Lontano un rumore di elicottero e una nuvola sbiadita.

sabato, agosto 15, 2009

15 agosto.


Non potevo che essere qui .
L'aria umida e il sole malato.
Sto bene in questa giornata
Il ronzìo del ventilatore.
Da quando il mio amico Renato si è impiccato alla ringhiera del garage
nella mia vita c'è stato un'altro strappo.
Le finestre son quasi tutte chiuse.
Tra un po' vado al parco, all'ombra, a leggere un po'.
Sto bene, devo pur vivere anche per Renato, ora glielo devo.
Devo lottare anche per lui.
Pensieri ferragostiani inzuppati d'afa.